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Posted in Finanziamenti

Crescono le start up femminili, perché non farci un pensiero?

Il termine start up è ormai inflazionato e altro non indica se non la delicatissima fase di avvio di un’impresa e l’imprenditoria femminile sta mostrando sempre più impegno ed interesse verso questo mondo.

Le start up sono solitamente condotte da giovani imprenditori che si mettono in gioco con idee innovative e nella maggior parte dei casi sono finanziate da angel investors o venture capitalists che sostengono progetti ritenuti meritevoli, in Italia si stanno muovendo anche gli istituti di credito che solitamente bandiscono concorsi a cui possono partecipare coloro che vogliono avviare una start up. Ciò vuol dire che anche chi non ha mezzi economici può provare ad avviare una start up, ma il progetto e la presentazione dello stesso è di fondamentale importanza. In questo la meticolosità e fantasia delle donne di sicuro rappresentano elementi fondamentali.

Con queste premesse anche in Italia le start up stanno avendo successo in quanto metodo per mettersi in gioco e cercare di uscire dal limbo della disoccupazione e della ricerca infinita di un posto di lavoro. Una delle caratteristiche delle start up italiane è la forte presenza femminile, infatti 1 su 8 è guidata da donne.

Ecco qualche pratico consiglio per provare ad avviare una start up femminile.

Nell’avviare una start up occorre scegliere il settore che può essere più proficuo, o attirare investitori, si contraddistingue il settore tecnologico: il 20,8% delle start up femminili produce software, il 10,6% è impegnato in ICT (Information and communications technology), quasi il 20% invece si occupa di ricerca e sviluppo (dati UnionCamere).
Il settore in cui le start up femminili sono maggiormente impegnate è quello dei servizi, mentre industria, artigianato e commercio riscuotono minore successo.

Le start up femminili nella maggior parte dei casi sono organizzate con la forma della SRL, si tratta in genere di società di piccole dimensioni e nel 95% dei casi il capitale sociale non supera i 50.000 euro. Il 77% delle start up parte con un investimento non superiore a 10.000 e il giro di affari annuo non è superiore a 100.000 euro. Piccoli numeri che però rendono interessanti le start up femminili in quanto rendono più facile per le donne trovare qualcuno disposto a prestare fondi per iniziare l’attività.

Per poter iniziare il proprio percorso di start up femminile è possibile beneficiare di agevolazioni, in particolare si può accedere a forme di credito agevolato riservate all’imprenditoria femminile. Per le start up femminili è disponibile una quota del fondo di garanzie per le piccole medio imprese, PMI, pari a 10 milioni di euro.

Per le donne più intraprendenti è possibile anche proporre la propria idea su una piattaforma di crowdfunding, un modo per recuperare i fondi necessari a finanziare il proprio progetto. Anche in questo caso una buona presentazione del proprio progetto può fare la differenza tra successo o insuccesso. La presentazione deve essere tale da creare curiosità negli interlocutori e possibili finanziatori. Il crowdfunding permette di finanziare i vari progetti anche con poco e quindi può essere un modo interessante per iniziare.

Siete del Sud e avete paura di iniziare un percorso imprenditoriale in una zona economicamente depressa? meglio ricredersi, molte donne che ce l’hanno fatta hanno localizzato a Sud le loro aziende.

I dati sono chiari, è vero che il 30% delle start up femminili nasce al Nord Ovest, ma è altrettanto vero che al secondo posto si pone il Mezzogiorno con una percentuale significativa e superiore a quella del Nord Est e del Centro Italia, infatti nel Mezzogiorno nascono il 24,4% delle start up femminili a dimostrazione della possibilità di riscatto del Sud grazie a queste nuove forme di imprenditorialità che destano interesse nelle giovani donne.