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Posted in Prestiti

Mutui, rialzo dei tassi cosa cambia per fissi e variabili

Una risalita che era ormai nell’aria. Già lo scorso autunno, gli esperti avevano prevista un lento ma significativo rialzo del costo dei mutui partendo dalla prevedibile sterzata della Banca Centrale Europea nella sua politica monetaria espansiva. Nelle ultime settimane, i risultati di questa inversione di tendenza sono giunti sotto gli occhi di tutti.

TASSO FISSO IN AUMENTO – Anche per il secondo trimestre del 2017 si è assistito ad una situazione di sostanziale stabilità degli spread medi di offerta per i mutui a tasso variabile e quelli  a tasso variabile rispetto al primo trimestre dell’anno in corso, dimostrando così che il “mercato” dei mutui preserva ancora la sua appetibilità. Quali sono le conseguenze pratiche? Per un muto di 140mila euro a durata di 20 anni per un immobile da 220mila euro, la media trimestrale dei migliori spread non supera l’1% per il tasso variabile, mentre il tasso fisso si aggira intorno allo 0,5%, registrando uno 0,1% di incremento rispetto al primo trimestre dell’anno, ma ancora distante dallo 0,9% registrato nel terzo trimestre del 2016. Gli indici IRS (tasso di riferimento per i mutui a rata costante) hanno subito una netta accelerazione negli scorsi giorni: questo ha significa un aumento di 20 punti base per indici di ogni durata, ma tale crescita è stata assorbita solamente da una piccola parte del sistema bancario nelle offerte di mutuo a tasso fisso. La previsione è quindi che nel corso del prossimo trimestre venga registrata una revisione al rialzo delle politiche di pricing. Le scelte online hanno risentito già del cambio, con il tasso fisso nello scorso trimestre è calato dal 55% al 50%, così come i surrogati (dal 46% al 41% tra il primo ed il secondo trimestre del 2017). Ciò che infine si registra è un’ulteriore riduzione dei prezzi degli immobili residenziali forniti in garanzia al mutuo, il cui valore al metro quadrato è calato del 4%.

COSA SUCCEDERA’? – L’aumento degli spread e dei tassi è quindi più che una semplice previsione. Nonostante questo, i consigli per chi intende accendere un mutuo a breve non cambiano e per non perdere l’orientamento nel mare di informazioni che sono disponibili on-line è sempre opportuno affidarsi a siti di riferimento come il portale di economia Fisso Variabile. Sarà importante anche nei prossimi mesi tenere sempre sotto controllo il TAEG (ovvero il tasso che indica il reale costo del mutuo e di tutte le sue componenti) e lo spread bancario, ovvero il tasso che la vostra banca di riferimento aggiunge al tasso base del mutuo; fondamentale è invece la scelta tra tasso fisso e variabile, rivolgendo un occhio alle diverse varianti ibride tra le due tipologie di tassi: un’opzione a cui molti si stanno affidando nell’ultimo periodo.

QUALE CONVIENE? – Un mutuo di 100mila euro da pagare in dieci anni può essere ottenuto con un tasso variabile tra lo 0,6% e lo 0,9%, mentre le spese iniziali e lo spread bancario possono portare il TAEG tra lo 0,83% e l’1,15% in base all’istituto di riferimento. Se la durata del mutuo è invece trentennale, ecco che il tasso base sale tra lo 0,82% e l’1,10% ed il TAEG lievita tra l0 0,93% e l’1,13%: si assiste dunque ad un leggere incremento del TAEG minimo ma ad un’equivalenza di quello massimo. Se si sceglie il tasso fisso, invece, quest’ultimo si aggira tra l’1,25% e l’1,66% annuo con un TAEG che non scende al di sotto dell’1,61% e non supera l’1,79%, a seconda dell’istituto che eroga il mutuo. Sulla durata trentennale il tasso base oscilla invece tra l’1,98% ed il 2,63% con il TAEG tra 2,23 e 2,75%. Differenza tutt’altro che minime: lo 0,64% a livello di tasso annuo significa che un mutuo a tasso fisso potrebbe costarvi circa il 6,58% in più nell’arco di 10 anni e ancora di più nel caso della durata trentennale. Quindi, se nel breve termine (10 anni) non vi sono grosse differenze tra tassi fissi e variabili, sul lungo termine il mercato prevede una risalita dei tassi fissi, ecco perché il fisso appare in aumento già da oggi.